Estratto dal discorso di Dario Fo alla cerimonia del consegna

del Premio Nobel per la Letteratura era il 1997

La motivazione: "Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi

Signore e Signori: il titolo di questa mia chiacchierata è «contra jogulatores obloquentes» e avete capito tutti che si tratta di latino, latino medievale. Questo è il frontespizio di una legge che è stata promulgata nel 1221 in Sicilia dall’Imperatore Federico II di Svevia, un «Unto del Signore» che a scuola ci presentano come un imperatore illuminato straordinario, liberale. Ora voi, da quello che segue, giudicherete se questo prossimo a Dio fosse veramente liberale. «Jogulatores obloquentes» significa «giullari che diffamano e insultano». La legge in questione permetteva a tutti i cittadini di insultare i giullari, di bastonarli e, se si era un po’ nervosi, anche di ammazzarli senza rischiare alcun processo con relativa condanna. Vi avverto subito che questa legge è decaduta e quindi posso continuare, tranquillo.

Signore e Signori... Alcuni amici miei, letterati, artisti famosi, intervistati da giornali e televisioni, hanno dichiarato: «Il premio più alto va dato senz’altro quest’anno ai Membri dell’Accademia svedese che hanno avuto il coraggio di assegnare il Nobel a un giullare!». Eh sì, il Vostro è stato davvero un atto di coraggio che rasenta la provocazione. …)

Sopra tutti, questa sera a Voi (membri dell’Accademia) si leva il grazie solenne e fragoroso di uno straordinario teatrante della mia terra, poco conosciuto non soltanto da voi e in Francia, Norvegia, Finlandia ... ma poco noto anche in Italia. Ma che è senz’altro il più grande autore di teatro che l’Europa abbia avuto nel Rinascimento prima ancora dell’avvento di Shakespeare. Sto parlando di Ruzante Beolco, il mio più grande maestro insieme a Molière: entrambi attori-autori, entrambi sbeffeggiati dai sommi letterati del loro tempo. Disprezzati soprattutto perché portavano in scena il quotidiano, la gioia disperazione della gente comune, l’ipocrisia e la spocchia dei potenti, la costante ingiustizia. E soprattutto avevano un difetto tremendo: raccontavano queste cose facendo ridere. Il riso non piace al potere. Ruzante poi, vero padre dei comici dell’Arte, si costruì una lingua, un lessico del tutto teatrale, composto di idiomi diversi; dialetti della Padania, espressioni latine, spagnole, perfino tedesche, miste a suoni onomatopeici completamente inventati. Da lui, dal Beolco Ruzante ho imparato a liberarmi della scrittura letteraria convenzionale e ad esprimermi con parole da masticare, con suoni inconsueti, ritmiche e respiri diversi, fino agli sproloqui folli del grammelot.

A lui, al Ruzante, permettetemi di dedicare una parte del riconoscimento prestigioso che Voi mi offrite. Qualche giorno fa, un giovane attore di grande talento mi ha detto: “Maestro, tu devi cercare di proiettare la tua energia, il tuo entusiasmo ai giovani. Questa carica che tu hai devi darla a loro. Ai giovani devi dare la conoscenza e la sapienza del tuo mestiere”. Io e Franca (mia moglie) ci siamo guardati e abbiamo detto: “Ha ragione”. Ma quando noi insegneremo un mestiere, daremo una carica effervescente di fantasia, poi a che cosa servirà, dove verrà portata questa fantasia, questa vitalità, questo entusiasmo, questo mestiere? A che scopo e verso cosa far proiettare vitalità e entusiasmo? Negli ultimi mesi mi è capitato con Franca di girare per parecchie Università tenendo stages e organizzando conferenze davanti a platee di giovani. La cosa che più ci ha colpiti e quasi sconvolti, è stato scoprire la loro ignoranza rispetto al tempo in cui stiamo vivendo (…).

Giustamente un grande democratico del nostro Paese diceva: «L’ignoranza diffusa dei fatti è il maggior supporto all’ingiustizia». Ma questa assenza distratta dei giovani viene da chi li educa e li dovrebbe informare, e costoro sono invece i primi assenti e disinformati, parlo dei maestri e dei responsabili della scuola. I giovani, in gran parte, soccombono al bombardamento di banalità e oscenità gratuite che ogni giorno i mass media propinano loro: telefilm truculenti dove in dieci minuti avvengono tre stupri, due assassini... un pestaggio e uno scontro di dieci auto su un ponte che crolla e tutti, macchine, autisti e passeggeri, precipitano nel mare ... solo uno si salva, però non sa nuotare e annega fra le risate dei curiosi accorsi in massa.

(…) Allora sempre di più siamo convinti, come incitava Savinio, un grande poeta italiano: «Raccontate, uomini, la vostra storia». Il nostro dovere di intellettuali, di gente che monta in cattedra o sul palcoscenico, che parla soprattutto con i giovani è quello non soltanto di insegnare come si muovono le braccia, come si respira per recitare, come si usa lo stomaco, la voce, il falsetto. Non basta insegnare uno stile: bisogna informarli di quello che succede intorno. Loro devono raccontare la loro storia. Un teatro, una letteratura, una espressione d’arte che non parli del proprio tempo è inesistente. (…)

E per finire permettete che io dedichi una buona metà della medaglia che mi offrite, a Franca. Franca Rame, la mia compagna di vita e d’arte che Voi, Membri dell’Accademia, ricordate nella motivazione del premio come attrice e autrice, che con me ha scritto più di un testo del nostro teatro. Franca proprio in questo momento sta recitando in Italia ma dopodomani sarà qui: arriva a mezzogiorno, se volete venire andiamo tutti insieme a prenderla all’aeroporto. Franca è molto spiritosa, ve lo assicuro. A dei giornalisti che le chiedevano: «Ma scusi, lei come si sente adesso ad essere la moglie di un Nobel? Con un monumento in casa?» rispondeva: «Non sono preoccupata, non mi sento a disagio perché mi sono sempre allenata. Tutte le mattine faccio flessioni: mi piego in due appoggiando le mani a terra, così mi sono abituata a diventare piedestallo al monumento. Ci riesco benissimo». Vi avevo detto che è molto spiritosa... e a volte addirittura autolesionista nella sua ironia. Ma davvero senza di lei per una vita al mio fianco personalmente non ce l’avrei mai fatta a meritare questo premio. Insieme abbiamo montato e recitato migliaia di spettacoli in teatri, fabbriche occupate, università in lotta ... perfino in chiese sconsacrate, in carceri, in piazza col sole e la pioggia, sempre insieme. Abbiamo sopportato vessazioni, cariche della polizia, insulti dei benpensanti e le violenze.

(…) . Credetemi, questo premio l’avete proprio dato a tutti e due. Grazie.

Il blog di Dario Fo e Franca Rame: http://www.dariofo.it/_index.html

Chi sono:

Ruzante https://it.wikipedia.org/wiki/Ruzante

Molière https://it.wikipedia.org/wiki/Moli%C3%A8re

Savinio https://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Savinio

Contatto Skype: campustralenuvole

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